Gianni Rivera: la storia di un campione
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MILANO.



Il 18 agosto 1943, ad Alessandria, nacque uno dei simboli del calcio italiano di tutti i tempi.
Giovanni Rivera, detto Gianni, che ebbe addosso la maglia rossonera per 19 gloriosi e lunghi anni.
Tra i primi 20 calciatori più forti della storia secondo la IFFHS, inserito nel 2004 nella FIFA 100 e considerato tra i più grandi numeri 10 di sempre. Finita la carriera calcistica, si dedica attivamente alla politica, diventando anche Deputato alla Camera.

Esordì giovanissimo in Serie A, a 15 anni con la maglia dell’Alessandria nella stagione 1959-60.

Il suo fisico, magro e gracile, non gli impedì nel 1960 di superare il provino per entrare a far parte della rosa del Milan fino al 1979.
Furono 658 le partite con la maglia rossonera con un bottino di 169 gol, che, non essendo un attaccante, diventa un dato assai rilevante.
Fu addirittura capocannoniere della Serie A nel 1973.

Già a diciotto anni ricevette la chiamata della Nazionale, con la quale esordì nel 1962 in un match contro il Belgio a Bruxelles.

Dopo il suo secondo posto nel 1963, nel 1969 arrivò finalmente il pallone d’oro, della quale, fu il primo italiano a vincerlo rimanendo l’unico per 13 anni. Vittoria prestigiosa, che provò a tutta Europa che quello di Rivera fu un talento fuori dal comune. Potremmo considerarlo uno dei primi veri Top Player italiani. Quella del 1969 fu una stagione epica, non solo per Rivera ma per il Milan intero, che grazie alla vittoria della Coppa Intercontinentale, fu dichiarata la squadra più forte al mondo.

Capitano del Milan per 12 stagioni, fu grande esempio di correttezza dentro e fuori dal campo. Quasi pessimo fu il suo rapporto con i media, tanto che in un’intervista ha dichiarato: “Non sono stato simpatico a molti giornalisti italiani perché ho apertamente discusso le loro convinzioni calcistiche.”

E’ uno dei fondatori dell’Associazione Italiana Calciatori (sindacato dei calciatori).
Nel Mondo del calcio è conosciuto anche per aver segnato il gol decisivo nella semifinale della Coppa del Mondo del Messico del 1970 contro la Germania Ovest vinta 4 a 3 ai tempi supplementari. Match che venne definito, e lo è ancora oggi, la “partita del secolo”.

Ma chi fu Gianni Rivera?
Rivera ebbe il merito di non avere ne predecessori, ne eredi.
Usò la sua eleganza così efficacemente che si era certi usasse i colpi ad effetto non per mostrarsi e farsi acclamare, ma per creare occasioni da gol e assist. Con lui segnavano tutti gli attaccanti. I suoi palloni erano puliti e perfetti a tal punto da mettere chiunque nelle migliori condizioni per far gol.

Con la maglia rossonera può vantare uno dei palmares calcistici più prestigiosi al mondo: 3 Scudetti (1962, 1967 e 1979), 4 Coppe Italia (1967, 1972, 1973 e 1977), 2 Coppe delle Coppe (1968 e 1973), 2 Coppe dei Campioni (1963 e 1969), 1 Coppa Intercontinentale (1969).
Nonchè: 1 Campionato Europeo con la Nazionale Italiana del 1968 e il Pallone d’Oro del 1969 come premio individuale.

Gianni Rivera non si limitava soltanto ad essere un regista puro, ma se avesse voluto averebbe potuto prender palla dal centrocampo e portarla fino in aria, dove avrebbe scelto se concludere lui o farlo fare a qualcun altro.

Questo, fu Gianni Rivera.



“Chi sono i 4 calciatori più forti dell’Italia? Sono Rivera, Rivera, Rivera e Rivera” (Alf Ramsey, C.T. Inghilterra)

“Morfologicamente, l’atleta che gli somiglia di più è Fausto Coppi” (Gianni Brera)

“Un giorno trovai un portafogli perterra. Era di mio nonno. Lo aprii e dentro c’erano 2 foto. In una era ritratto Padre Pio, nell’altra Gianni Rivera. Chiesi a mio nonno chi fossero e lui mi disse che uno era una persona che faceva i miracoli e l’altro era un famoso frate pugliese” (Diego Abatantuono)



Pietro L. Riillo
RIPRODUZIONE RISERVATA (foto: zimbio.com)